TinyDropdown Menu The Book Lawyer: Quando i rifiuti di un anno stanno in un barattolo di marmellata. Recensione "La famiglia zero rifiuti (o quasi)" di Jérémie Pichon e Bénédicte Moret

giovedì 29 novembre 2018

Quando i rifiuti di un anno stanno in un barattolo di marmellata. Recensione "La famiglia zero rifiuti (o quasi)" di Jérémie Pichon e Bénédicte Moret


L'ultimo rapporto dell'Ipcc ha dato l'allarme e la notizia ha fatto il giro di tutto il web. Stiamo maltrattando il nostro pianeta, questo oramai lo sanno tutti. Cambiamo canale annoiati quando al telegiornale sentiamo parlare di "surriscaldamento", "scioglimento dei ghiacciai" e "catastrofi climatiche": sappiamo che la nostra Terra ci sta chiedendo di smettere, ma in fondo noi cosa possiamo fare? 
Questo rapporto, però, è diventato virale: non si parla più di un futuro indefinito, ma abbiamo una data ben precisa ed è estremamente vicina. Un tempo limitato, dodici anni, entro il quale possiamo ancora fare qualcosa. 
Ma che cosa? 
La famiglia zero rifiuti (o quasi) vuole rispondere a questa domanda: duecentoquaranta pagine di consigli e dritte per salvare il nostro pianeta, ogni singolo giorno. 


La famiglia zero rifiuti (o quasi)
AutoriJérémie Pichon e Bénédicte Moret
Casa editrice: Edizioni Sonda
Prezzo: 18,00 

[Il libro mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice (che ringrazio infinitamente) in cambio di un'onesta opinione]


Dal mese di settembre del 2014, Jérémie e Bénédicte e i loro due bambini, Dia e Mali, decidono di fare tutti insieme la loro parte per salvare il pianeta. L’obiettivo è molto ambizioso, quasi impossibile: ridurre a zero (o quasi) i rifiuti che producono come famiglia.Questo libro racconta la loro avventura: sono riusciti a ridurre del 91% i loro rifiuti. Come? Cambiando abitudini, imparando a fare gli acquisti, recuperando e riutilizzando ciò che prima avrebbero buttato nel bidone e soprattutto dandosi un metodo efficace. Per loro e per tutti coloro che li hanno seguiti in questa avventura.Aneddoti, consigli, informazioni, ricette pratiche e… una buona dose di autoironia. Il blog omonimo Famille Zero Dechet è il più seguito al mondo.

Prima di iniziare credo che sia necessario un disclaimer: dopo aver letto questo libro vedrete rifiuti ovunque. Un esempio? Lo scorso weekend sono andata a Firenze con Fidanzato e il tempo non era dei migliori. Domenica mattina, prima di entrare a Palazzo Pitti, una simpatica signora alla biglietteria voleva inserire i nostri ombrelli pieghevoli in due sacchetti di plastica (quelli rettangolari che si trovano anche nei negozi per evitare che gli avventori sgocciolino ovunque), al che io le ho gentilmente chiesto se poteva metterli entrambi in un solo sacchetto, per evitare lo spreco di plastica. Mi rendo conto che con questo episodio non mi si può certo nominare regina del riciclo (l'ideale sarebbe stato trovare un'altra soluzione per non utilizzare proprio la plastica), ma questo è stato un piccolo passo. 


Ed è questo che La famiglia zero rifiuti (o quasi)  invita a fare, piccoli passi. Abbracciare uno stile di vita di questo genere ex abrupto non è semplice: è necessario un percorso graduale, soprattutto nel caso in cui si debba gestire una casa e una famiglia. Tutti questi piccoli passi sono contenuti in diversi capitoli: nella sezione feste si può imparare a organizzare un Natale ecosostenibile, in quella dei bambini come confezionare dei deliziosi manicaretti con cui sostituire le merendine avvolte nell'alluminio, in quella dedicata all'igiene come creare il proprio shampoo e i propri trucchi in casa (vi assicuro che non c'è nessuna stregoneria). E poi come fare la spesa (ho capito che i tupperware sono una grande risorsa), cosa cucinare e come farlo nel modo più sostenibile, e infine come ridurre a zero i rifiuti prodotti in casa. 


Questo manuale ha sì come scopo quello di guidare il lettore nell'intraprendere la zero waste life, ma al suo interno si possono trovare diverse dritte per coloro che vogliono aiutare il nostro pianeta senza però fare una scelta drastica. Come ad esempio comprare solo frutta e verdura di stagione, preferire il vetro alla plastica ed eliminare completamente l'usa e getta. 



Ho trovato questo libro particolarmente interessante: la zero waste life mi ha sempre affascinata e adoro guardare i video di quelle persone che riescono in un anno a produrre così poca spazzatura da starci tutta in un barattolo della marmellata. Quindi non ho nulla da ridire sul contenuto del manuale, ma un aspetto mi ha dato fastidio: la voce narrante. Capisco che un atteggiamento provocatorio sia necessario se si vuole smuovere il lettore e fargli capire i suoi errori, ma se portato all'estremo può davvero diventare antipatico. Mi rendo conto che questo mio appunto è legato al modo in cui percepisco le persone e soprattutto al mio carattere, ma avrei sicuramente preferito che gli autori avessero adottato un altro atteggiamento nei confronti dei loro lettori. 


Conoscevate lo stile di vita zero rifiuti? Cosa ne pensate? 
Alla prossima, 

2 commenti:

  1. Ogni volta che leggo "Ci restano dodici anni per salvare il pianeta" mi sento inutile, perché non faccio abbastanza, e impotente, perché mi rendo conto che sono un'unica persona e, ok, la differenza che posso fare è minima, però è anche vero che se non ci provano tanti altri non avremo mai cambiamenti significativi.
    Mi pare di aver sentito parlare vagamente di questo libro (il titolo non mi è nuovo) e devo ammettere che sembra interessante, anche graficamente è molto carino.

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    1. Ti confesso che anch'io, quando ho letto quell'articolo, mi sono sentita invadere da un profondo senso di impotenza. Ma sono convinta che piccoli gesti, anche se magari possono sembrare davvero minimi, possono cambiare le cose.
      Graficamente è davvero adorabile e detto da te che sei esperta nel campo vale doppio! :) ❤

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Grazie per ogni commento lasciato! Mi fa realmente piacere conoscere le vostre opinioni.