mercoledì 23 novembre 2016

Quando di leggere non ne hai proprio voglia e growing out of YA


Sapete che ogni undici anni le nostre papille gustative si rinnovano?
Ecco, non prendete questa informazione come oro colato, perché non ne sono molto sicura. Mi pare di aver letto qualcosa a riguardo su Focus Junior quando ero in prima media, ma nonostante abbia una buona memoria, non sono mai stata molto brava con i numeri. Forse erano cinque anni. O dieci. 





Da due mesi a questa parte, sono davvero pochi i libri che sono riuscita a concludere. Nonostante le mie buonissime intenzioni, iniziavo un romanzo, arrivavo alla centesima pagina e lo abbandonavo. Perché era noioso, perché non mi piaceva, perché non mi interessava, perché era scritto male. 
All'inizio pensavo di essere nel bel mezzo di una reading slump, capita a tutti, in fondo. Quando la cosa, però, ha cominciato a protrarsi per un mese, ho cominciato a farmi qualche domanda.
Forse sono troppo impegnata? Possibile, in fondo tra l'ultimo anno della triennale, la libreria, il catechismo, le ripetizioni e il giornale, è lecito che la stanchezza possa rientrare nel pacchetto.
Oppure semplicemente non mi piace più leggere. No Adele aspetta, tu ti stai costruendo una carriera sulla lettura, non puoi pensare questo. E questi tre anni di università? E gli esami? E la borsa di studio? E cosa dico ai miei?
Insomma, avete capito: stavo impazzendo. 





Finché un libro sono riuscita a finirlo e anche con molta facilità. Allora lì si è accesa la lampadina: e se i miei gusti fossero cambiati? Già, perché i libri su cui mi incaponivo tanto erano solo Young Adult, quello che è sempre stato uno dei miei generi preferiti. Quel blocco di romanzi che con la loro semplicità e chiarezza mi facevano allontanare dalla vita di tutti i giorni, ora non mi bastano più. I cliché che tanto mi rassicuravano, ora mi annoiano; i ragazzi perfetti che sognavo, ora sono insipidi; le dolci storie d'amore, ora sono banali. 

Non fraintendetemi: non voglio mandare al rogo tutti gli YA che sono stati scritti, così come non voglio bannarli completamente dalla mia libreria, solo che credo che sia arrivato il momento di ampliare le mie letture. Se questo è da una parte meraviglioso, perché mi permetterà di esplorare nuove realtà e nuovi generi, dall'altro è spaventoso, perché significa che sto crescendo e i miei gusti lo stanno facendo insieme a me. 

Alla fine di questa riflessione, la domanda mi sorge spontanea: quali sono i vostri libri non YA preferiti?
Dai, accompagnatemi in questa nuova avventura. 



Alla prossima, 

venerdì 4 novembre 2016

Colpa delle stelle, riflessioni sull'altro sesso e fictional boyfriends


Chi è che non conosce Colpa delle stelle? Parliamone. 
Tutti hanno visto il film, alcuni hanno letto il libro, ancora meno hanno fatto entrambe. Quasi tutti, però, si sono innamorati della triste storia di questi giovani amanti e, per quanto mi riguarda, negli ultimi anni c'è sempre stato qualcosa che mi ha spinta a ritornare a questa lettura. 
La prima volta che ho letto Colpa delle stelle, mi era stato prestato da una mia amica e non mi era piaciuto per nulla. Il motivo? Troppo romantico. 
Assurdo, non trovate? Non fraintendetemi: io sono innamorata dell'amore. In generale, credo che sia la cosa più importante, ciò per cui vale la pena vivere. Ma quando io mi riferisco all'amore, intendo quello per la famiglia, per gli amici, anche per il prossimo a me sconosciuto. Poi certo, c'è anche quello di coppia, ma non possiamo ridurlo solo a questo. 
Se da una parte sono una sorta di principessa Disney, tutta uccellini, scoiattoli e nanetti, dall'altra, però, sono anche molto realista. L'amore è bello, ma tu, Augustus Waters, non esisti. 
Quando ho letto il romanzo per la prima volta avevo l'età dei protagonisti e mentre John Green mi presentava quello che è, in poche parole, il ragazzo perfetto ( intelligente, colto, acuto, dolce, attento e con degli addominali da togliere il fiato), io mi guardavo intorno e i miei coetanei del sesso opposto si divertivano a prendersi a craniate. 
Quindi ho tralasciato lo stile impeccabile di John, la sua capacità di creare personaggi indimenticabili e la bellissima storia, e ho definito il libro mediocre. 




Le cose, però, cambiano. Perché nonostante io spesso sembri dura e cinica, in realtà sono una specie di marshmallow fatto di unicorni e glitter. E alla storie d'amore, non riesco proprio a dire di no. 


In queste ultime settimane mi trovavo in una reading slump tremenda: ho iniziato cinque libri, nessuno di questi riusciva a prendermi, quindi ho deciso di tornare alle origini. 
Ho tirato fuori dallo scaffale Colpa delle stelle e ho iniziato a leggerlo per la quinta volta
Riprendendolo in mano all'età di ventun anni, ho cominciato a riflettere su una questione molto interessante. Augustus Waters non è il ragazzo perfetto, io l'avevo dipinto così: ero talmente concentrata su tutti quegli aspetti positivi che non riuscivo a trovare in nessun altro, che ho ignorato tutti quelli negativi che John Green mi sbatteva in faccia. Augustus è megalomane, esagerato in tutto ciò che fa e anche un bel po' narcisista. Ha carisma, sicuramente, ma in certi punti diventa quasi stucchevole. Molto probabilmente anche lui si prendeva a craniate con i suoi amici o gareggiava a chi sputava più lontano, solo che questo non ci è stato detto. 
Non sopportavo Augustus Waters perchè rappresentava un ideale che non riuscivo a riscontrare nella realtà: in poche parole, rappresentava tutto quello che cercavo in un ragazzo, ma che non riuscivo a trovare da nessuna parte. 
Ma adesso, con la saggezza dei miei ventun anni, posso arrivare ad ammettere che forse, da qualche parte, un Augustus Waters c'è. Magari non si nasconde dietro a Ansel Elgort, magari non sarebbe disposto a leggere Un'imperiale afflizione, o non se ne intende di poesia, ma potrebbe essere ugualmente fantastico. 
Quindi, vale davvero la pena desiderare il fictional boyfriend?


Alla prossima,