giovedì 25 agosto 2016

Recensione "Dovremmo essere tutti femministi" di Chimamanda Ngozi Adichie: tra girl power, pugni in aria e scioccanti verità



Quando ero alle elementari a Nsukka, una città universitaria nel sudest della Nigeria, all'inizio dell'anno la mia insegnante ci fece fare un compito dicendo che la persona con il voto più alto sarebbe diventata capoclasse. […] Volevo assolutamente diventare capoclasse. E presi il voto più alto.
Poi, con mia grande sorpresa, la maestra disse che il capoclasse doveva essere un maschio. Si era dimenticata di precisarlo. Lo aveva dato per scontato. Il voto più alto dopo il mio lo aveva preso un bambino. E il nuovo capoclasse sarebbe stato lui.
La cosa interessante è che il bambino in questione era un'anima mite e per nulla attratta dall'idea di pattugliare la classe con una bacchetta in mano. Mentre io non sognavo altro. […] 

Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Se vediamo di continuo una cosa diventa normale. Se solo i maschi diventano capoclasse, a un certo punto finiamo per pensare, anche se inconsciamente, che il capoclasse debba per forza essere un maschio. 




Dovremmo essere tutti femministi è la trascrizione del bellissimo discorso che Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana e femminista convinta, ha tenuto per Tedx Talks nell'aprile del 2013. Il risultato? Un volumetto piccolissimo, solo quarantaquattro pagine, il cui contenuto è così grande da travalicare la forma cartacea e mettere in dubbio tutto ciò a cui hai sempre creduto. 
Per me, almeno, è stato così. Ho cercato per la prima volta questo discorso anni fa, dopo che ne avevo sentito parlare così tanto da alcune booktuber che seguo fin da allora. In trenta minuti questa scrittrice nigeriana ha completamente capovolto il mio mondo: non mi ero mai considerata una sessista, ma mi sono resa conto che, inconsapevolmente, lo ero. Non mi ero mai resa conto che certi atteggiamenti che mettevo in atto nei confronti degli altri e che gli altri mettevano in atto contro di me, erano il frutto di una società che ci aveva educati a considerare le donne esseri inferiori.
Dovremmo essere tutti femministi è stata la scintilla che mi ha trasformata da indifferente diciottenne, a leggermente più informata diciannovenne, ad estremamente interessata ventenne, fino ad arrivare ad una ventunenne femminista fatta e finita .



Chimamanda Ngozi Adichie racconta senza filtri come il sessismo si presenta nel ventunesimo secolo. È vero, la situazione è nettamente migliorata se la mettiamo a confronto con gli anni Sessanta, ma siamo ancora molto lontani dal raggiungere l'uguaglianza. Con questo termine, l'autrice non indica sono un'equiparazione dal punto di vista lavorativo e di guadagno, ma fa riferimento a tutti gli altri ambiti della vita di una donna.
Ancora oggi vi è la convinzione che una donna debba costruire la sua vita intorno al matrimonio oppure, ancora peggio, intorno all'idea di un possibile matrimonio: perchè noi insegniamo alle bambine ad aspirare alla famiglia, cosa che non facciamo con i bambini. Una donna che ad una certa età non si è ancora sposata è una zitella, un uomo è uno scapolo. Insegniamo alle bambine ad essere delicate, silenziose e sorridenti, mentre i maschi devono essere autoritari, spontanei e rumorosi.





Quando ho scoperto il femminismo mi sono sentita libera. Perchè, dentro di me,  ho  sempre saputo che il mio sogno non era il matrimonio ( nonostante sia un'amante di Jane Austen). La famiglia non è ciò a cui aspiro nella mia vita. Questo è sempre stato un grande problema per me, perchè sono una ragazza e in quanto tale l'abito bianco pende sulla mia testa come una spada di Damocle. Ma poi è arrivata Chimamanda Ngozi Adichie con le sue treccine e i suoi vestiti sgargianti e mi ha detto che non c'era nulla di male nella mia decisione.
Io non sogno il matrimonio, voi lettrici magari lo sognate da una vita e va bene così, perchè ognuno può vivere la sua vita come vuole. Ma noi siamo donne. Siamo davvero sicure, in fondo, di avere questo privilegio?

Alla prossima,

6 commenti:

  1. Concordo assolutamente con te. Anch'io non sogno marito e matrimonio e spesso mi hanno fatto pesare, in una maniera o in un'altra, questa decisione. Se non sei fidanzata danno per scontato che tu voglia esserlo e che sia una decisione di altri se non lo sei (ovvero, sei brutta o noiosa o simili); se ti piace divertirti, si sentono in diritto di disprezzarti (le donne) o usarti (gli uomini). Non mi addentro nel discorso, non basterebbero dieci pagine.
    Mi incuriosisce molto però il libro da te recensito (dovrebbe essere l'autrice di Americanah, se non sbaglio) e mi piacerebbe leggerlo a mia volta. Grazie per averlo segnalato:)

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  2. Hai ragione Virginia, per trattare questo argomento ci vorrebbero davvero dieci pagine.
    Grazie a te per aver commentato: è sempre bello scoprire di avere qualcuno dalla tua parte! ;)
    E sì, è proprio quell'autrice! :)

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  3. Cara Adele, siamo nel ventunesimo secolo ma la donna ha ancora molta strada da fare per ottenere la piena parità dei sessi.
    Io penso che ognuno debba poter vivere la vita a modo suo.
    A me piacerebbe sposarmi e anche avere dei bambini. A dire il vero è una cosa che non è che sognavo sin da bambina, quanto piuttosto SENTIVO che questo è il ruolo più giusto per me, in questa vita. La carriera? Bhe, onestamente non mi si addice per nulla.
    Ma ogni donna è diversa, pensa in modo diverso e compie percorsi diversi.
    Ma non è proprio questo il bello del femminismo? Vite di donne diverse, unite tutte nello stesso grande scopo: far valere i propri diritti!?

    E poi una cosa ho imparato sino ad ora. Se non sei fidanzata la gente ti rompe le scatole formulando le più disparate congetture: "Non ha voglia di sistemarsi, pensa solo alla carriera, deve avere qualcosa che non va oppure... CHe sia lesbica (sì, ho sentito formulare anche questa ipotesi su una donna che viveva da sola!).
    Poi ti fidanzi e cominciano a chiedersi: "Perchè non si sposa? Ecco i giovani che non credono più in niente, perdono solo tempo, eccc..".
    Poi ti sposi e vanno avanti con: "Perchè non fanno figli? Gli altri si e loro no, ma cosa aspettano? di diventare vecchi?".
    Ecco: tutto questo perchè la gente deve sempre e comuque giudicare a sparlare degli altri!
    Conclusione finale? Sono tutti dei cretini e le scelte delle donne finiscono su per il camino!! senza dimenticare che quelle a sparlare e giudicare le donne... sono sempre le donne!! :(
    (e scusa la lunghezza del commento! )

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    1. Ciao Jasmine! :) Grazie per il tuo commento, mi ha fatto molto piacere.
      Inoltre, hai perfettamente ragione! Delle volte rimango sconvolta da me stessa, quando mi sento costretta a spiegare il motivo per cui non sono fidanzata: solitamente dico che non ho il tempo materiale per per dedicarmi ad un'altra persona, ma ripensandoci, perchè mai dovrei giustificarmi? Da quando in qua avere qualcuno è diventato obbligatorio? Una persona non potrebbe semplicemente non essere interessata all'idea di non avere qualcuno?
      In tutti i casi hai perfettamente ragione, tutto quello che facciamo non è mai abbastanza. Purtroppo è anche vero che il girl hate è molto diffuso, ma questo perchè, a mio parere, fin da da piccole ci è stato insegnato a vedere le altre ragazze come delle minacce, persone da invidiare e non come delle alleate e delle amiche.

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    2. Una cosa è sicura: dovremmo smettere di giustificarci per le nostre scelte. Sono nostre e basta. Eppure ci ricasco sempre anch'io: mi sento quasi in colpa a non dare una motivazione per come scelgo di vivere.
      Help!!!! :D :D
      E poi queste girl hate!! Mamma mia che acide!!! hahahaha!!!
      Un abbraccio!! :)

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  4. Mi trovo d'accordo con la tua recensione nonostante io non abbia letto il libro (ma lo farò, sicuramente). Non avrei saputo dirlo meglio. Adesso si va a caccia di questo libricino!

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Grazie per ogni commento lasciato! Mi fa realmente piacere conoscere le vostre opinioni :)

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